-Alkaline Trio
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Amo:
-La mia famiglia - La sincerità - Essere sempre me stessa nonostante l'opinione degli altri - Il rispetto - Le serate con gli amici - La diversità - Viaggiare - I film di pauuuuura - Le moto - Il quarto d'ora di Luciana Littizzetto a "Che Tempo Che Fa" - La birra con la pizza - Le serate donne/gossip - La Coca-Cola (la mia droga) - La musica a palla nell'Ipod - La neve - I libri - I Telefilm - Tutti i cibi poco sani che fanno ingrassare e che quindi non posso mangiare - Parlare - Essere d'aiuto - Stare a casa da sola - Cantare e ballare con l'i-pod nelle orecchie e la musica a palla - Le feste in maschera - I film di Tim Burton - Criminal Minds - Dr House - Harry Potter - I bimbi piccoli (quelli educati) - L'odore del caffè appena preparato - L'adrenalina prima di un concerto o di una gara di moto - L'odore della pioggia e la pioggia stessa (quando sono in casa) ...
Odio:
-Le persone che non prendono mai posizione - L'indifferenza - La falsità - Coloro che non rispettano le idee altrui - Quelli che giudicano senza conoscere - L'ignoranza - Coloro che agiscono con cattiveria - Il ritardo - Bruno Vespa - Berlusconi&Co - Il Calcio - I bulli - La pena di morte - StudioAperto - I bambini viziati - I genitori che viziano i bambini - Il degrado della società - Il grasso nel prosciutto e nelle carni in generale - I figli di papà - Deludere le persone - Gli opinionisti delle trasmissioni TV - Le persone che non hanno personalità e che quindi seguono la massa - La sfortuna - Coloro che ostentano la propria saccenza - Quelli che portano a spasso i cani senza guinzaglio - Gli estremisti - Quelli che vogliono cambiare gli altri ma non cercano mai di migliorare se stessi - Quelli che suonano il clacson a caso - La mancanza di rispetto - Chi ti guarda dall'alto verso il basso con superiorità - Dover spendere così tanti soldi per l'università ! ...
Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo (L'attimo Fuggente)
Tutto ciò che sapevi era che quella musica ti faceva sentire diverso da tutti quelli con cui avevi diviso qualcosa. Qualcuno finalmente ti capiva. Questo è ciò che fa la musica. (Gerard Way)
Ancora una volta, i fatti sono un'opinione, anche quando sono numeri, cifre, dati matematici.
Fino a quando ci lasceremo prendere in giro col sorriso sulle labbra?(Marco Travaglio)
Ciascuno di noi dunque è la parte complementare di un uomo perchè è stato tagliato, come si fa con le sogliole, da un essere unico per ricavarne due. Pertanto ciascuno cerca sempre il suo complemento (Simposio-Platone)
"I difetti dell'anima sono come le ferite del corpo: per quanto ci si preoccupi di guarirle, la cicatrice resta, e c'e' sempre il rischio che si riaprano" (Francois La Rochefoucauld)
"Si dice che il tempo curi
tutte le ferite. Non sono d'accordo. Le ferite rimangono. Col tempo, la mente, per difendere la propria sanita', le copre con delle cicatrici, e il dolore si affievolisce, ma non scompare mai." (Rose Kennedy)
"La prova della moralità di una società è quel che fa per
i suoi bambini" (Dietrich Bonhoeffer)
"Di tutti gli animali
l'uomo è l'unico crudele.E' l'unico che infligge il dolore per il piacere di farlo." (Mark Twain)
Per l'Italia non sta andando troppo bene...questo 6 Nazioni non è iniziato nel migliore dei modi, ma bisogna ammettere che nell'ultima partita (contro il Galles, campioni 2008 di questo torneo) hanno dimostrato che le potenzialità ci sono...non ci resta quindi che attendere la partita contro la Francia e sperare finalmente in una vittoria!
Nell'attesa, ho deciso di creare un lavoretto grafico sul capitano della Nazionale italiana di rugby, Sergio Parisse!!!
Cliccare sull'immagine per vederla nelle dimensioni reali!
Mia sorella (probabilmente l'unica lettrice di questo blog) ultimamente si è lamentata non poco per l'assenza di nuovi post...
Non che io non avessi cose da dire...ultimamente in Italia (e non solo) ne succedono di tutti i colori...ma il fatto è che non ne posso più di ascoltare "certe persone", figuriamoci di parlarne!
Visto che ho fatto voto di non parlare più di Silvio e compagnia bella, di non dare adito alle loro stronzate ecc ecc, ma visto che d'altro canto ho promesso a mia sorella di scirvere almeno un post nuovo, eccomi qui a parlare di qualcosa di molto leggero...Photoshop!
Ebbene si, la dipendenza da questo programma è tornara e grazie al cielo con risultati più soddisfacenti!
Per questo motivo, grazie al supporto (o meglio la spinta) di alcune gentilissime persone ho deciso di aprire il mio personale LJ!
Questo è il link...se vi va fateci un salto e ditemi ciò che ne pensate (trascurando il mio pessimo inglese grazie)!--> Sarina87LJ
E con questo ho concluso...un bacio a tutti, uno più grande alla mia sister!
In questo momento - dopo ciò che ha detto, dopo l'ennesima figura di merda che ci ha fatto fare nel mondo, dopo aver nuovamente dimostrato quanto razzista, vile e mischino sia - io ci tengo a dire, anzi a urlare con tutta la voce che ho in gola...IO NON HO VOTATO PER LUI!
Mi vergogno ad essere rappresentata da questo individuo, mi vergogno che gli altri Paesi possano pensare che questo Presidente del Consiglio sia il mio Presidente, che parli a nome del popolo italiano e quindi anche a nome mio...
E sono così demoralizzata e stanca...e non mi riesco a spiegare come sia possibile che ci siano persone in Italia che ancora non si rendono conto di quanto sia scandaloso avere come Presidente del Consiglio quest'uomo!
Arriverà un momento nel quale anche noi avremo il nostro Obama?!
Ne dubito, ma continuo a sperare...
L'IMMAGINE PEGGIORE di Curzio Maltese
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.
Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.
Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito.
Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria.
S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso.
Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.
C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione.
A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare".
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?
“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”
Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’Al Pacino, non mi faccio di pachinko
Non gratto, non vinco, non trinco nelle sale bingo
Man mano mi convinco che io
Sono un eroe, perché lotto tutte le ore
Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Stipendio dimezzato o vengo licenziato
a qualunque età io sono già fuori mercato
fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami ti fai nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
né l’Uomo ragno, né Rocky, né Rambo né affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini
Io sono un eroe, perché lotto tutte le ore
Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere
Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
c’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
io vado avanti e mi si offusca la mente
sto per impazzire come dentro un call center
vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.
Sono un eroe, perché lotto tutte le ore
Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere
Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere
Un uomo che si forma in una situazione del genere comprende che il diritto diviene uno strumento fondamentale per concedere dignità di vita. Una dignità basilare, quella di vivere, di lavorare, di amare. Dove la regola non soffoca l'uomo ma anzi è l'unico strumento per concedergli libertà .
Poco prima era stata uccisa una ragazza di poco più di diciotto anni, figlia di un collega di suo padre. L'unica sua colpa era stata quella di essere uscita di casa nel momento sbagliato. Morì al posto di un delinquente in soggiorno obbligato che più tardi sarebbe diventato uno dei capi del clan dei Casalesi, uno dei più feroci: Francesco Bidognetti, detto "Cicciott' 'e mezzanotte".
Quel caso non ha mai avuto soluzione giudiziaria. E lentamente il ricordo si è sbiadito. I genitori sono morti entrambi di crepacuore. Anche il penultimo omicidio dei Casalesi è avvenuto proprio a Giugliano, non lontano da dove Cantone è tornato ad abitare con la sua famiglia. Quando si sono trasferiti nella casa nuova, i vicini e i negozianti hanno organizzato una raccolta di firme per mandarli via. Qualcuno ha persino lasciato una valigia al posto dove sosta la pattuglia di vigilanza: era vuota, ma doveva simulare un ordigno.
Il libro è la storia di questa quotidianità , la quotidianità di un magistrato in terra di camorra e delle ripercussioni pesantissime che questo pone anche sulla vita dei suoi famigliari. Come quando un maresciallo che in quel periodo faceva il capo scorta vuole portarlo a vedere la partita del Napoli. Cantone, sempre attentissimo a non accettare favori, continua a rimandare sino a quando l'invito viene espresso quando c'è pure suo figlio di cinque anni che è già tifosissimo. ""Papà , mi ci porti? Andiamo a vedere la partita? Ti prego!". E allora accettai, a condizione che non piovesse". La domenica il maresciallo si presenta con una persona sconosciuta che a sua volta ha portato il figlio. "Questa sorpresa mi seccò a tal punto che fui tentato di dire che avevo cambiato idea. Ma come facevo con Enrico? Non avrebbe più smesso di piangere per la delusione".
La diffidenza ha dovuto impararla presto, anni prima di entrare in antimafia. È una lezione che si iscrive nella sua carne e dentro la sua anima. "Un giorno d'inverno stavo tornando a casa nel primo pomeriggio, con l'intenzione di chiudermi nello studio e guardare con calma alcune carte. Come al solito, prima di salire, mi fermai alla cassetta delle lettere per prendere la posta. Quella volta ci trovai soltanto un foglio piegato, senza busta. E ancora adesso, quando penso al gesto automatico con cui lo aprii e vidi cosa c'era scritto, risento i brividi che mi assalirono in quel momento. Era una sorta di volantino, composto da ben due pagine. In alto c'era una mia fotografia [...] Il testo era spaventoso. Un congegno osceno orchestrato con dati reali della mia vita e con calunnie gigantesche [...] Nel volantino c'era posto per tutti i miei familiari".
Cantone corre a metterne al corrente il procuratore Agostino Cordova, capendo che l'attacco è gravissimo. Però non riesce ad immaginare la portata di quella campagna di diffamazione. Il giorno dopo il volantino arriva a tutti i colleghi, a carabinieri e polizia, a molti avvocati e politici campani, a tutte le redazioni dei giornali, al Csm, persino a Giancarlo Caselli e Saverio Borrelli. Migliaia di volantini mandati ovunque. Per distruggere un semplice sostituto procuratore che stava svolgendo un'indagine su un'immensa truffa assicurativa, seguendone le tracce per mezza Europa.
È questo uno dei punti più dolenti. La diffamazione ti lascia vivo fisicamente, ma annienta tutto quello che hai fatto. Come una sorta di bomba a neutrone che lascia intatte le cose mentre cancella ogni forma di vita. La vita morale di un uomo non può mai essere distrutta così radicalmente come dalla calunnia. Per questo anche chi è abituato a uccidere spesso la preferisce al piombo.
Quando entra alla Direzione distrettuale antimafia e gli viene assegnato il Casertano, c'è chi commenta: "Come al solito, Raffae', t'hanno fatto?". Il che in italiano si tradurrebbe con "fregato" o forse ancora meglio con "ti hanno rifilato un pacco". "La camorra casalese veniva vista come qualcosa di molto feroce e impegnativo e al tempo stesso provinciale, di scarso prestigio".
Ma il processo Spartacus aveva segnato una svolta e il libro è un omaggio a tutti i magistrati che l'avevano istruito e a tutti quelli che, come Cantone stesso, hanno successivamente portato avanti un impegno difficilissimo: Di Pietro, Cafiero de Raho, Greco, Visconti, Curcio, Ardituro, Conzo, Del Gaudio, Falcone, Maresca, Milita, Sirignano e Roberti.
Questo per i boss è incomprensibile. Non riescono a concepire che un magistrato persegua solo la giustizia, non personalmente loro. Che non tutti gli uomini sono uguali a loro. I boss sanno che non tutti ammazzano e che non tutti resistono al carcere. Ma sono certi che tutti vogliono danaro, fama, donne e potere. E chi non lo ammette, sta dissimulando, mentendo, imbrogliando. Così la pensa Augusto La Torre, il ferocissimo quanto intelligente capo del clan di Mondragone che l'impegno di Cantone ha messo in ginocchio. È il primo a pianificare un attentato contro di lui ed è anche uno dei primi a pentirsi. Durante gli interrogatori indulge con particolare precisione sui dettagli degli omicidi che ha commesso: la prima strage di extracomunitari a Pescopagano, il gesto con cui tappa col dito lo zampillo di sangue che esce dal buco sulla fronte dell'autista di un capozona dei Casalesi, lo strangolamento con un filo della luce di un piccolo affiliato soltanto sospettato di essere un "infame", mentre il boss continua a ripetergli "non ti faccio niente, non ti faccio niente".
Eppure, ragiona Raffaele Cantone con amarezza, il clan che pareva sconfitto si riforma. Meno potente, ma il territorio riprende a sottomettersi. La camorra non è possibile sconfiggerla soltanto con indagini e processi, sequestri e arresti. Raffaele Cantone oggi non lavora più alla Dda, è diventato giudice al massimario della Cassazione. Ma ha voluto dare un altro strumento per sconfiggere le mafie. Un libro in cui si racconta come si arriva a diventare uno dei principali nemici dei clan e come è fatta la vita di chi li combatte: solo per giustizia.
(2008 by Published by arrangement
with Roberto Santachiara Literary Agency)